Braccagni

Dal Balcone della Maremma (al secolo Montepescali) il paese di Braccagni si presentava come un  paesello maremmano tranquillo e ben curato; correva l’anno 2003 e l’ultima delle lottizzazioni era appena agli inizi….

Ma chissà da dove viene questo piccolo agglomerato di case e che aspirazioni hanno i suoi abitanti, cercheremo di ripercorrere in questa piazza la storia di due strade ed una stazione ferroviaria che hanno dato origine all’attuale paese.

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14 Responses to Braccagni

  1. elio tartabini says:

    Porgo i miei complimenti e auguri alla nuova Direzione degli Anta.
    Auguro Loro buon lavoro per il circolo per tutti noi che lo frecurntiamo.

  2. Giovanni S.D. says:

    Vero, anzi, verissimo e piange il cuore vedere il parco giochi distrutto spesso da quegli adulti che non ricordano le regole del vivere insieme. Al mattino carte e bottiglie ci ricordano che siamo tutti un po ‘ napoletani (senza offesa ma con riferimento alle emergenge rifiuti che affliggono Napoli)

    • patrizio says:

      Elio ha ragione, ricordo che quando ognuno puliva intorno a casa propria e curava gli alberi del paese, c’erano olivi, peschi, nespoli… e le siepi erano tenute perbene… perchè la gente sentiva che la strada pubblica, il giardino le siepi e gli alberi erano di tutti e anche proprie… però Elio, il vecchio comandante dei carabinieri, a Maurilio che come aveva sempre fatto il su babbo Piero, stava per potare e quindi curare il salice e i lecci che Piero aveva piantato davanti alle case rosse, e li aveva curati, per poco non gli faceva la multa perchè disse… sono alberi del comune e i cittadini non possono potarli … gli toccò smettere di curarli… quando la legge si applica così la gente di buona volontà diventa disarmata anche se cerca di essere civile come tu giustamente chiedi.

  3. elio tartabini says:

    seconndo il mio il mio punto di vista Braccagni è bello cosi
    bisognerebbe essere piu civili nel tenerlo piu pulito
    e non aspettare che le strade e i giardini lipuliscano gli altri

  4. Angelica says:

    Un buon Natale e un migliore 2013 a tutti auguri!!

  5. nello says:

    E’ norma augurare in questi giorni buone feste o felice anno nuovo. Io non sono un amante di queste feste, anzi non vedo l’ora che passino il più in fretta possibile, ma un augurio lo faccio lo stesso, anche se andrà bene per tutti i giorni , purtroppo, del 2013 e quasi sicuramente per il 2014: auguro che i padri di famiglia non perdino il lavoro e quelli che purtroppo l’hanno già perso lo ritrovino ed ai giovani che non siano precari a vita e vedano la luce in fondo al tunnel.
    Lo so è illusione allo stato puro, ma siamo a Natale e faccio finta di essere ancora un bimbo credulone (in fondo se come dicono la vita comincia a sessantanni, sono appena svezzato) e pensare che il Bambinello (ai miei tempi meno consumismo e si riconosceva lui come festeggiato e non Babbo Natale i regali li portava la Befana) mi esaudisca.

  6. elio tartabini says:

    Tanti auguri di un buon Natale eun felice anno nuovo a tutti e che il 2013 porti
    tanta felicita etanta salute
    elio

  7. Carlo Vellutini says:

    Per me il Sylos è sempre stato il “più bel” monumento di Braccagni!!!! E per chi è braccagnino della mia generazione che lo ha sempre visto non poteva che essere così!!! Ricordo ancora il sogno del Teti che voleva trasformare Braccagni in una grande discoteca e mettere il DJ in cima al sylos!!! Questo per far capire quanto lo considerassimo comunque una parte del paese!!!

  8. Manu says:

    caro Nello,non mi sembra che un silos possa dare l’identità ad un paese.Tuche ne pensi?

    • nello says:

      Ho dovuto rileggere anto scritto oltre sette mesi fa per risponderti. Ancora oggi penso che anche un “obbrobrio” può divenire simbolo di un luogo. Il silos non era certo opera di Michelucci, o, per i tempi nostri, di Piano, ma era ben visibile e riferimento per tante persone. Oggi va di moda quella che si definisce archeologia industriale (vedi il mio riferimento anche al refrigerante della centrale di Monterotondo) e se a Portoferraio fino al 2007 (di sicuro) hanno impedito non solo l’abbattimento ma anche il vari progetti di recupero della vecchia centrale o il restiling del Massimo (edifici posti come biglietto da visita in quanto fronte porto) un motivo ci deve essere ti pare? Quindi reputo che definire il vecchio silos come identificativo del paese non sia una bestemmia.
      Non faccio torto a nessuno, ma se vai sull’altro blog paesano, c’è una bellissima discussione degli anni passati sui “monumenti del mazzo” sugli obbrobi paesani. Bene quello più gettonato è la sede dell’agenzia locale della “Banca della Maremma” dove hanno lavorato architetti, certo non famosi come quelli da me sopra nomionati, ma pur sempre valenti professionisti: bene le critiche sono state tremende tanto da far sbottare un progettista pesantemente sul paese e i suoi abitanti. Oggi è portata ad esempio con vanto tanto per la Banca, quanto per il paese dove è stata costruita (Braccagni nella stampa specializzata è stato spesso nominato). Quindi come puoi constatare le idee (giustamente) sono variabili e la mia sul silos non fa differenza.
      Solo per curiosità: il silos all’epoca era già stato abbattuto (fra l’altro in maniera spettacolare), ma nessuno, se non ricordo male, lo menzionò come “monumento del mazzo”

  9. nello says:

    Braccagni per me ha una caratteristica, dirrei unica: è due volte periferia. La prima, che indica in pratica la nascita del paese, diciamo 1936 (anno di costruzione della Chiesa), rappresenta la periferia di Montepescali. Al Castello, centro naturale (come è di moda ora rapportandola al commercio in città), già allora non si poteva costruire, non per le ragioni odierne (divieto dalla Sopraintendenza), ma penso per i costi più elevati. tale impedimento, penso, abbia portato al primo sviluppo di Braccagni con costruzioni senza una logica urbanistica allargandosi dai nuclei iniziali , quello lungo la via Aurelia e quello in prossimità della Stazione. Dirrei che questa fase terminò con le Case Rosse (1965 circa), ci fu un successivo allargamento del paese dal 1972 fino agli anni 90-95, ma in pratica quasi tutti locali, braccagnini e montepescalini. In tutto questo periodo, diciamo così, eravamo tutti “una famiglia” nel senso che ci conoscevamo bene e molti , più o meno stretti, erano parenti. La dimostrazione di quanto dico è il legame al paese è forte anche oggi da parte di quelli che per i motivi più svariati si sono allontanati nel tempo. Anche i pochi che nel periodo venivano ad abitare si integravano nella comunità e partecipavano agli eventi (vedi le feste del paese, o più evidente la partecipazione al GTPGS).
    La seconda fase (periferia di Grosseto), nata verso il 2000, ha portato un pochino d’ordine urbanistico, con però qualche difetto. IL complesso del vecchio mulino (una quarantina d’appartamenti) è su una strada senza sfondo, intasando ulteriormente l’incrocio Aurelia-Malenchini-Pantaleo e creando una pericolosità notevole (vedi anche post “Viabilità”). In altro post un amico s’è “lamentato” dicendo che Braccagni non è un paese dormitorio, ma purtroppo la realtà è questa. A Braccagni le case costano meno che in città, quindi le acquistano, ci stanno il tempo necessario per crearsi una nuova base economica per rivendere e comprare definitivamente in città. Ci abitano, ma non ci vivono, addirittura molti portano i loro figli a scuola a Grosseto, quindi gioco forza è difficile che si integrino nel paese. Mi ricordo che nel periodo che io ho chiamato intermedio, i ragazzini andavano a scuola qui e in pratica tutti divenivano campanilisti, anche se sapevano poco o nulla di Montepescali.
    Un’altra magagna paesana è che non ha una piazza, anche per questo i due blog del paese si rifanno ad una piazza virtuale, non ha un monumento di riferimento. L’avevamo , secondo me, la logica del mattone a tutti i costi, lo ha abbattuto. Nel mio lavoro ho partecipato attivamente con i mio reparto alla ricostruzione della Centrale di Monterotondo M.mo (eseguimmo la costruzione della stazione elettrica), allo scopo partecipai a diversi incontri del Centro Costruzioni Larderello anche con autorità locali, bene il Sindaco impose all’ENEL di ristrutturare il vecchio refrigerante e non farne uno nuovo più efficiente, ma soprattutto meno impattante. No fu l’obbligo, è un segno distintivo del paese si vede da tutta la Maremma e deve restare in piedi. Quanti sono gli amici che mi dicono tutt’oggi, cavolo avete buttato giù il silos ed ora siete nessuno.

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