Dietro ogni scemo c’è un villaggio?

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

La leggo e la rileggo; e più la leggo, più mi ci specchio.
Questa frase, che fa da esordio a “Un matto (dietro ogni scemo c’è un villaggio)”, una poesia di Fabrizio De André (definirla canzone è riduttivo), esprime un qualcosa che stuzzica i miei pensieri.
Il testo parte da un senso di disagio e incomunicabilità che attanaglia il protagonista, ma ogni villaggio ha bisogno del suo “scemo” da additare, non importa se sia pazzo davvero, o se si tratti di altro: timidezza, paura o fragilità.
Così, la piazza del villaggio si divide, ma a Braccagni dicono che la piazza non c’è. Dicono che esiste solo virtuale … allora, virtualmente si divide; perché ogni villaggio ha bisogno del suo scemo.
Ecco che dotti, medici e sapienti (ma questo è Edoardo Bennato), comunque, i saccenti, ridono di lui. Loro, i saccenti, sono abituati a sognar se stessi, ad autocelebrarsi, mentre lo “scemo” sogna loro, sogna tutti … sogna un villaggio.

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

Anche il nostro ha cercato le parole, ma forse ha abusato dei numeri … pure ripetitivi. Sicuramente non voleva essere invadente e neppure ascoltato per forza.
D’altra parte non può stupire con un libro di storia, semplicemente non la conosce. Peste lo colga! Non è nativo del villaggio, non può ardire a tanto. Solo i saccenti, nativi del luogo, hanno il “verbo” e cercano di farglielo imparare, e dopo Maggio, Malavalle, Malenchini e Maremma, continuano fino a: matto. Ecco che, lo deridono più che mai.
Ogni villaggio ha bisogno del suo scemo da additare e, alla sua presenza, si spezza la piazza in due: da un lato lui, che tutti vogliono triste e solitario, dall’altra la massa, la piazza vera, che ride di lui e lo sbeffeggia.
E’ una logica ben definita, alla vista del minimo segno di diversità il gregge deride il malcapitato. Il saccente fonda la propria forza sulla sua presunta normalità, sulle sue radici, sulla sua storia che lo lega al resto del gregge, e tenta di emarginare colui che esce dagli schemi preconcetti, dai ranghi, dalle convinzioni che garantiscono l’esclusività di appartenenza.
Sarà mica che il villaggio prende coscienza solo in presenza di uno scemo? Già! Solo lui ne giustifica l’esistenza, perché dietro ogni scemo c’è un villaggio!
All’inizio credevo di avere delle convinzioni, mi ci specchiavo, ma ora mi sono venuti dei dubbi …
Comunque vada, una certezza mi rimane … vivo in un villaggio!

P.S.: libera interpretazione del testo ed ogni eventuale riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale


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5 Responses to Dietro ogni scemo c’è un villaggio?

  1. anch'io so scrivere e copiare says:

    24 Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. 25 Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando l’erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie. 27 E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: “Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?” 28 Egli disse loro: “Un nemico ha fatto questo”. I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a coglierla?” 29 Ma egli rispose: “No, affinché, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insieme con esse il grano. 30 Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: ‘Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio'”».

    Matteo 13:36-4
    v. 24-30, 47-50
    36 Allora Gesù, lasciate le folle, tornò a casa; e i suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: «Spiegaci la parabola delle zizzanie nel campo». Egli rispose loro: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo; il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; le zizzanie sono i figli del maligno; il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono angeli. Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità, e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi oda.

  2. Mastro Ciliegia says:

    Caspita … pure profetico, leggendo in giro certe notizie!

  3. mezzatacca says:

    mmmmhh … c’ho capito poco.
    Ochelavoroèperòmihaisoddisfattomaremmasottomarina

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