Fracking, nuovo pericolo?

I giornali locali snobbano, sul Tirreno ho letto un trafiletto, ma si parlava del mare delle Tremiti (forse ripreso da La Repubblica, dove il discorso si faceva più ampio con intervista anche al Governatore della Puglia), ma il Governo Renzi ha fatto una mossa ambientalistica di primordine bloccando le trivelle in mare con la legge di stabilità 2016, …peccato però che con un colpo di teatro magistrale il giorno prima (o due poco cambia) il MISE a firma del ministro Guidi rilasciava le nuove autorizzazioni per le trivellazioni che non interessavano non solo le Tremiti, ma anche altri siti dei quali tre in Toscana di cui uno, in particolare, di nostra conoscenza: Casoni con annesso Valle Bruna.
Leggere: http://www.greenreport.it/news/energia/dal-governo-via-libera-la-caccia-petrolio-gas-toscana-3-le-aree-interessate/?utm
Mi sembrava che dopo lo scherzetto dell’estrazione reale di idrocarburi e le dichiarazioni di Tei, tutto lasciasse presagire che non se ne sarebbe fatto di niente, ora il colpo di mano della Guidi rimette in gioco tutto, perchè, come lessi nelle dichiarazioni di Emiliano, pare che ci siano pochi margini di interventi perchè con esso si abolisce il referendum che comitati in varie regioni stavano proponendo.
Ritorno a bomba all’inizio, come mai il Tirreno, visto che un pezzettino di colonna sulla Puglia lo ha utilizzato, non ha parlato assolutamente della Toscana e come mai lo stesso Tei, che è oltretutto in piena campagna elettorale, non si è esposto? Forse perchè oggi è il momento di stare sul carro dei vincitori in barba ai problemi ambientali?
Spero che i “bischeri” che leggono queste due mie “bischerate” si facciano sentire commentando, dandomi anche del “terrorista ambientale”, ci sono già passato all’epoca del PILT, ma oggi come allora si rischia molto di più che allora (rischio terremoti, inquinamento falde etc…) e forse qualcuno (i soliti che devono per forza stare sul carro dei vincenti) dirrà che sono solo chiacchiere, comunque vi invito a leggere anche di quanto è successo e sta succedendo negli USA patria dello shale gas (penso che i navigatori, io vekkiaccio non lo sono, per prendere informazioni)

Succede a BraccagniPermalink

6 Responses to Fracking, nuovo pericolo?

  1. nello says:

    Il 17 aprile pochi sanno, perché “così è dove si pole”, che c’è il referendum detto per semplicità “contro le trivelle”, in realtà è contro le estrazioni indiscriminate. Sembrerebbe per noi non interessante, in quanto le uniche trivelle nella zona sono quelle per la ricerca geotermica (anche se sull’Amiata sono nati comitati contro), ma riferendosi ad estrazioni anche quelle effettuate con metodo fracking da IES nell’area Olmini ci rientrano a pieno, tanto più che con il colpo di mano del MISE prima della legge di stabilità 2016 ha prolungato la concessione al 2017 alla stessa società anche nell’area di Braccagni-Grosseto- Castiglione. Vero è che la stessa società a parole ha affermato di rinunciare alla prologa, ma sempre a parole aveva detto che avrebbe fatto solo carotaggi, poi invece ha estratto gas negli anni scorsi. Per evitare la ricerca ed estrazione indiscriminata, bisogna rendere valido il referendum, cioè cercare di superare il quorum del 50%.
    A detta degli esperti in Italia c’è una situazione abbastanza tranquilla per le fonti energetiche , con significative scorte di gas in alto Adriatico e di petrolio in Basilicata (vedere intervista di Maugeri, docente di economia e geopolitica energetica all’Università di Havard, nonché alto dirigente di ENI, rilasciata ad Altro Consumo).
    Riflessione: molti attribuiscono all’estrazione con metodo fracking micro sismi e/o terremoti veri e propri (anche per quello dell’Emilia, anche se uno di simile intensità ci fu nel 1500), fatto sta che in quest’ultima settimana sciami di micro sismi ci sono anche in questa zona. Vero è che IES ha smobilitato il cantiere da oltre un anno ma i movimenti tellurici (che sono sentiti più dagli strumenti che dalle persone) hanno epicentro in prossimità degli Olmini. Da noi tali eventi sono stati raramente sentiti negli anni, i più dovuti a scosse più violente dell’area boracifera, dove questi invece sono frequentissimi.

  2. Pizzicato says:

    Se qualcuno pensava che siamo spariti ha capito male… attenzione perché chi come noi è figlio della legge, non si lascia intimorire da chi le leggi le prende come gioco o strumento contro la gente…. il Comitato SOS è sempre presente e vigile, noi SIAMO COME LA LEGIONE , sappiamo quando muoverci e come muoverci, e al momento giusto possiamo SCATENARE L’INFERNO . Questo non è un avvertimento ma una promessa a chiunque metta in pericolo la sicurezza e la serenità della nostra gente approfittando dei suoi problemi e della sua incapacità di poter capire certe manovre.

    • nello says:

      Al momento più che scatenare l’inferno è più giusto dire di stare in guardia, perché si rischia un’altra “battaglia” tipo quella del progetto PILT.
      Nei giorni scorsi, dopo il no totale da parte della Cassazione, la Consulta ha dato via libera ad un quesito (di 6) del referendum contro le trivellazioni. E’ quello relativo alla durata delle perforazioni (gli altri 5 sono superati dalla legge di stabilità 2016, che in pratica vieta l’uso delle trivelle). Sembra quasi una sconfitta per i referendari, ma non è proprio così. Infatti in questo limite rientrano sia i campi già a regime (tipo quelli della Basilicata) sia quelli che “furbescamente” hanno avuto la proroga per effetto dell’autorizzazione dal MISE il giorno prima dell’approvazione della legge di stabilità. Chiaramente dobbiamo appoggiare i referendari perché così facendo, se il tempo di perforazione sarà limitato, anche la ricerca in eventuali probabili campi estrattivi non avrà molti vantaggi. E’ vero che IES ha detto di non effettuare altre perforazioni, ma non ha rinunciato ufficialmente (almeno non l’ho letto da nessuna parte) alle licenze, forse scottata dallo scarso risultato a “Casoni”, ma la deroga avuta per regalo di Natale dal MISE (scadrà nel marzo 2017) comprende l’area “Val Bruna”, ancora inesplorata. Forse non è a conoscenza di tutti, ma una trentina di anni fa nell’ipotesi sollevata per una centrale termoelettrica (se n’è parlato anche nei mesi scorsi , ma con altra tecnologia) nella zona dei “GESSI” di Roccastrada, si parlava di riutilizzo della lignite di Ribolla e i favorevoli dicevano che da studi geologici il campo di Ribolla si estendeva fino in prossimità di Braccagni (guarda caso proprio nel sito “Val Bruna). Perché dico che si potrebbe andare incontro ad un nuovo caso PILT? Semplice la Toscana non è firmataria del referendum, quindi si può dedurre che Rossi e c. siano favorevoli all’estrazione (ci vuole poco per capirlo, vedi le autorizzazioni concesse per ricerca petrolio, con quella a noi vicina ce ne sono altre due in Toscana, oltre alle innumerevoli date per la geotermia, anche in zone di interesse agroalimentare e turistico), quindi oltre che contro il Comune (come nel caso PILT) dovremmo combattere contro la Regione (che nel caso PILT ci dette una mano)

  3. Robi says:

    Son vigliacchi e ormai è chiaro
    che del nostro Stato importa solo il denaro
    cosi come fossimo figli
    da vender come conigli

    Sveglia gente
    che la politica si sente
    sia che si pensi ai bagordi
    che si faccia formichina a i bordi

    Illustri avi e presidenti
    così come genitori in giorni recenti
    hanno per noi lottato e sofferto
    affinchè il futuro fosse certo

    ma ormai nessun ricorda
    ed in molti scelgono la corda
    siate migliori e partecipate
    solo così li prenderemo a palate

    • nello says:

      Prima strofa secondo verso: “… che al nostro stato importa solo il denaro…” Beh, fosse vero. Mi sembra che le cifre in gioco siano irrisorie, se non sbaglio solo poco meno di 6,00€ al Kmq (dalla un articolo di Repubblica per l’area delle Tremiti si parlava di poco più di 2000€ anno per una superficie di 300 kmq)

  4. nello says:

    Sembra che i redattori del Tirreno avessero anticipato quello che pensavo di scrivere di prima mattina. Infatti a mezzogiorno quando ho aperto il giornale ho letto la notizia che Indipendent Energy solution non perforerà più in Maremma avendo rinunciato al permesso. Forse sarà anche vero, peccato che la sua ricerca s’era concentrata su Casoni (forse il risultato risultò non proficuo) e nel contempo chiese di espandersi nell’area denominata Valle Bruna, che , guarda caso, nello stesso articolo è riportata la mappa. Lo stesso giornalista accenna a ” non una parola sulle ragioni” (della rinuncia), mentre rimane la proroga dei permessi anche sull’area Valle Bruna, quindi chi ci assicura che i lavori non riprendano intorno casa nostra? io credo poco a chi doveva solo fare carotaggi di ricerca ed invece a poi estratto shale gas. Sarebbe opportuno che chi di dovere prenda una decisione netta sul cosa succederà ( sulla Repubblica di oggi, ma relativamente a ricerche marine, ci sono varie prese di posizione, compresa quella del ministro Guidi che, mi sembra, che cerchi di dare una giustificazione arrampicandosi sugli specchi, come quella delle 12 miglia per perforazione in mare quando l’area delle Tremiti è 11,800 miglia circa, vicino ma non conta e a distanza minore è l’area indicata in Abruzzo), perché in questo caso non è interessato solo Braccagni e Montepescali ma anche Grosseto, Marina, Roselle…..in pratica tutto il comune, esclusa la zona del Parco (almeno dal rischio causa diretta)

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